Si può resistere
all’invasione di un esercito, ma non a
un’idea il cui tempo è venuto.

[Victor Hugo, 1802-1885]

La ricerca in campo estetico è un fattore distintivo del made in Italy ed è unanimamente riconosciuta, al contempo, come motore di un’innovazione assai più estesa che, travalicando l’aspetto del prodotto, ha coinvolto i processi di produzione, la stessa organizzazione del lavoro, e le strategie di marketing e comunicazione.

Guarda avanti. Nice is wise: ciò che è bene, è bello (e viceversa). Nel caso specifico del settore ceramico, si assiste oggi alla tendenza a consolidare la collaborazione diretta tra aziende e mondo del progetto (architetti, interior designer, università, istituti di ricerca) con l’evidente volontà – almeno a opera delle industrie più avanzate – di scommettere sulla cultura per ‘svecchiare’ il più tradizionale approccio commerciale tout court, talvolta ormai inefficace, difendendo e rafforzando la propria leadership in un mercato sempre più globale e competitivo.
Una relazione, quella tra industria e progettisti, affatto lineare dove in molti casi il gap culturale resta rilevante. Oggi però esso viene in parte colmato proprio grazie alla costruzione di un alfabeto comune sui temi della sostenibilità: una sfida complessa, ma dagli obiettivi chiari e concatenati, il conseguimento dei quali richiede una forte collaborazione tra tutti gli attori coinvolti nel processo di riorientamento. E in questa affascinante sfida, progettisti e aziende sono in prima linea.
Ma la cosa riguarda anche i consumatori finali. Prediligendo prodotti certificati, infatti, essi possono indurre le anche industrie più avanzate a far meglio. Allo stesso tempo, l’incremento nella domanda di eco-prodotti influenzerà i produttori ancora scettici o ‘distratti’ a considerare la sostenibilità come un criterio di base della loro offerta.